Il 29 maggio la nostra scuola ricorderà Carolina Picchio, vittima dell’uso cattivo e irresponsabile sbagliato dei social.  Si terranno due flash mob che coinvolgeranno docenti, alunni e personale. Chi è Carolina Picchio?

Carolina è una ragazza intelligente, altruista, sportiva e capace. Su di lei la notte, tra il 4 e il 5 gennaio 2013, la fragilità di adolescente prende il sopravvento e lei si toglie la vita. Troppo grande l’umiliazione di vedersi in un video mentre, priva di coscienza, dei suoi coetanei giocavano con il suo corpo mimando atti sessuali.

Quello di Carolina Picchio è diventato un caso simbolo di cyberbullismo. La storia di un ex fidanzatino arrabbiato che, dopo la fine della relazione, aveva cominciato a scagliare offese contro di lei. Poi un video, girato con un cellulare, in cui dei ragazzi mimavano atti sessuali con la ragazza (che non era cosciente per via di troppo alcol), fatto circolare su WhatsApp. Poi settimane di ingiurie, sberleffi, parole infamanti. Un peso insopportabile da portare per una ragazzina adolescente che, il 5 gennaio 2013, si lanciò dalla finestra della sua abitazione, a Novara. Proprio a Carolina è dedicata la legge sul cyberbullismo ( la 71/17, ndr) approvata a maggio 2017 («Nessuno mi ridarà più mia figlia ma questa legge è per lei», disse il padre). Tormentata dai bulli, aveva deciso di lasciare due lettere per spiegare i motivi che la portarono a quel gesto disperato: «Le parole fanno più male delle botte. Ciò che è accaduto a me non deve più succedere a nessuno», scriveva. Carolina non riuscì a reggere quel peso, ma prima di togliersi la vita trovò la forza di denunciare attraverso quelle lettere, dove fece i nomi degli adolescenti che le avevano fatto del male. Parole che hanno consentito al tribunale dei minorenni di Torino di avviare il primo processo per cyberbullismo in Italia e in Europa.

«Duca - Amato» - Cefalù